LE VISITE

domenica 8 agosto 2010

IL MODELLO LOMBARDO: LIBERTA', FIDUCIA, RESPONSABILITA'

"A tu per tu con Roberto Formigoni" intervista di Jakob Panzeri




Carissimi amici e lettori del Symposium Somnium Scipionis,abbianmo voluto intervistare Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia ed esponente di grande livello dell'aria cattolica e liberale del PdL. La sua buona amministrazione ha portato l'ente regionale Lombardia e importanti risultati e notevoli eccellenze, specialmente nel campo della Scuola e della Sanità. Il modello Lombardo "Libertà, Fiducia, Responsabilità" si fonda essenzialmente su due concetti essenziali: la Sussidiarietà e la Meritocrazia. Ma ora lasciamo a lui la parola, chi meglio di lui può spiegarli?


1)Caro Roberto, grazie per la sua disponibilità, vorremmo iniziare con alcune domande utili per rompere il ghiaccio e nel contempo conoscerLa meglio dal punto di vista personale, a volte ce lo dimentichiamo, ma anche i grandi letterati e politici sono uomini.Quale spazio occupa la lettura nella sua vita e quali autori preferisce?

«Anzitutto vi ringrazio per il sostegno che, quotidianamente, mi testimoniate su Facebook e per l’attenzione che sul vostro blog dedicate al nostro territorio. Veniamo alle letture. Leggo tutti i giorni i principali quotidiani, questo è il mio impegno più grande: i giornali occupano almeno un’ora della giornata, sette giorni su sette. La cronaca, quando appassionata e fatta con onestà intellettuale, è un esercizio straordinario di ricerca del vero e del bello. I cronisti che più mi hanno colpito e mi colpiscono con le loro cronache? Sono sincero: i quattro evangelisti. Da giovane anch’io ho praticato l’attività giornalistica fino a superare l’esame di Stato per l’iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti. Se fossi vissuto 2mila anni fa, avrei fatto carte false per seguire, da inviato speciale, Gesù Cristo e raccontare la cronaca dei suoi incontri»

2) Oltre alla politica, quali sono i suoi principali hobby?

«Vi rimando a Youtube: su questo canale ho postato tanti video in cui mi alleno a correre, a nuotare, tifo il Milan allo stadio oppure vado a seguire l’Armani o passo del tempo con gli amici o a leggere».

3) Quale definizione e impegno della politica ha ricavato dai suoi studi filosofici?

«La politica è tendere a realizzare il bene comune. Per fare questo occorre che il politico sia disponibile ad ascoltare e a essere tirato per la giacchetta: chi non ha orecchie per intendere è bene che non si avvicini alla carriera politica».

4) Uno degli incontri più importanti della sua vita è stato sicuramente l’incontro con don Luigi Giussani. Cosa ricorda di questo incontro? Cosa le ha lasciato la figura del mitico Gius?


«Grazie per questa domanda perché mi permette di sottolineare la mia gratitudine a don Giussani. Permettetemi un ricordo, l’ultimo ricordo: mi riferisco ai suoi funerali in Duomo nel 2005. Attorno a lui si raccolsero tantissime personalità e una folla grandissima: come non ricordare l’omelia di Joseph Ratzinger, allora cardinale? L’immagine di quella folla raccolta intorno al don Gius testimonia il carisma di un uomo che ha fatto incontrare a milioni di persone, tramite il Movimento di Comunione e Liberazione, il volto di Cristo. Don Giussani mi ha spalancato all’interesse per il mondo intero, mi ha insegnato un cristianesimo affascinante, avvenimento di vita coinvolgente e strada verso la felicità. Dei tanti insegnamenti che mi ha lasciato l’incontro e l’amicizia con il don Gius, e che fin da ragazzo mi ha affascinato e mi ha mosso, vi è certamente quello che attraverso l’iniziativa politica si potesse dare una mano a difendere la libertà di uomini e donne che concretamente devono affrontare la vita. Ed è quello che ancora, per me, continua a essere convincente a distanza di tanti anni. Perché la novità che io vedo possibile, non è frutto dell’impegno politico, ma della costruttività sociale dell’uomo. L’uomo ha una tensione alla novità, alla bellezza dentro di sé, non è la politica che la costruisce. La politica è chiamata a creare le condizioni per cui l’uomo possa avere questa libertà e questa creatività».

5) Come e perché è importante difendere le nostra radici cristiane e classiche?

«Non c’è futuro senza radici. Come più volte ricordato da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI l’identità del continente europeo senza il cristianesimo non è comprensibile. Il cristianesimo è innegabilmente la più forte motivazione dell’unità dell’Europa. L’esperienza cristiana (si veda l’opera dei padri benedettini) ha dato un contributo essenziale a plasmare la vita del nostro continente e costituisce ancora oggi la radice di una posizione di apertura a chi è diverso, di una democrazia sostanziale: un’Europa cristiana non è un’Europa confessionale, ma un’Europa che si è sviluppata a partire da un’origine da cui ancor oggi può imparare. I risultati storici dell’Europa sono basati su questa identità. Le maggiori catastrofi umane si sono verificate quando questi valori e queste radici sono stati negati. La dignità umana e i diritti umani come valori precedono qualsiasi giurisdizione. Questi valori oggi non possiamo darli per scontati».


6) Sussidiarietà: la parola fondante del “Modello Lombardia”. Cosa significa questo principio e in che modo è auspicabile diffondere anche nel resto d’Italia il “modello Lombardia”, secondo recenti stime la miglior regione capace europea in grado di gestire la crisi economica insieme alla Baviera?


«La nostra Costituzione parla di sussidiarietà, l’Unione europea richiama tutti alla sussidiarietà, la Chiesa per prima – come testimoniano diverse encicliche dal Novecento ai nostri giorni – ha indicato nella sussidiarietà la via da seguire per realizzare quel bene comune a cui ho accennato prima. Regione Lombardia si è impegnata per tradurre concretamente, in ogni sua legge o deliberazione, questo principio. Il cosiddetto “modello lombardo”, infatti, pur non avendo la pretesa di essere un modello perfetto, certamente rappresenta un’esperienza di innovazione istituzionale che ha sfidato e sfida le categorie tradizionali della concezione di welfare, attraverso l’istituzionalizzazione del principio di sussidiarietà. Ma anche in esperienze così avanzate come quella lombarda io stesso mi accorgo, ripensando all’esperienza di questi anni alla guida della Lombardia, che molto cammino resta ancora da fare nel percorso di consapevolezza e di attuazione della sussidiarietà. La questione principale che oggi si pone a chi come me ha fatto della sussidiarietà la stella polare della propria azione di governo è se questo principio sia ancora attuale, se non si debba cedere il passo rispetto ad altre impostazioni o se invece non occorra fare un ulteriore e deciso passo in avanti. Per me è chiaro che occorre andare più avanti. Come sapete bene, il metodo nuovo di fare politica fondato sulla sussidiarietà, dopo secoli di affermazione del primato dello Stato, è quello di riportare concretamente al centro dell’azione di governo la persona. È chiaro che una tale visione differisce da tutte quelle teorizzate nell’età moderna, a partire da Hobbes fino a Hegel, Marx e i grandi teorici dello Stato sociale del ventesimo secolo, per arrivare alle attuali strutture lib-lab (liberal-labour). Anche questi sistemi di Stato sociale, infatti, sono basati sul compromesso tra mercato e Stato e si reggono su due gambe: l’una, le libertà individuali che competono con il mercato, l’altra, gli interventi dello Stato, per assicurare pari opportunità per tutti. Occorre invece introdurre una prospettiva relazionale, dove il bene comune diventa una responsabilità anche dei corpi sociali intermedi, o reti societarie civili, che giocano un ruolo fondamentale nel mediare i processi che realizzano il bene stesso. Credo che sia urgente fare questo passo in avanti, ancora di più in un momento come quello che stiamo vivendo, in cui da ogni parte si invoca una presenza più massiccia dello Stato. Personalmente, infatti, sono convinto che la vera causa di questa crisi non risieda in una mancanza di Stato, di cui oggi si invoca un ritorno taumaturgico, quanto in un tradimento proprio da parte dell’istituzione statuale del proprio compito e delle proprie responsabilità. Uno Stato che ha abdicato alla propria funzione di controllo e garante delle regole per un corretto funzionamento del mercato. Per uscire dalla crisi è necessario, invece, avere il coraggio di portare alla luce quella realtà di sussidiarietà sociale, di quasi mercato che è entrata significativamente e potentemente nel dibattito politico e istituzionale negli ultimi decenni e che costituisce la possibilità di introdurre un nuovo modo di porsi di un governo, di una regione, di uno Stato. Una sussidiarietà che non significa dire no all’intervento dello Stato, che non è neanche l’atteggiamento di chi si sente ostile allo Stato o nemico dello Stato, ma è l’atteggiamento di chi vuole cambiare la natura dell’azione dello Stato e la natura dei rapporti fra lo Stato e i cittadini e fra lo Stato e le altre istituzioni».

7) Meritocrazia: una parola per noi giovani fondamentale. Scrive nel suo sito: ”L'educazione è la chiave per lo sviluppo della persona e della società. Per i giovani lombardi la Regione ha impostato un sistema di istruzione e formazione all'altezza dei migliori standard europei in modo che non patiscano un handicap di partenza nei confronti dei loro coetanei francesi, inglesi o tedeschi”. Le chiediamo di commentare questa frase e di raccontare la rivoluzione meritocratica avvenuta nella scuola lombarda.«Molti di voi ricorderanno la giornata della Dote Merito in cui, di fronte a 15mila studenti all’inizio di quest’anno, premiammo i migliori studenti. Allora dissi che l’Italia doveva fare la rivoluzione del merito. Viviamo in una società che spesso fa fatica a riconoscere il merito delle persone. Sembra, a volte, che il concetto di meritocrazia nasconda dentro di sé una forma di ingiustizia verso chi ha avuto risultati meno brillanti. Viviamo in una mentalità che spesso sacrifica la genialità della persona, il suo talento, a una male intesa necessità di affermare l’uguaglianza tra le persone: ma non c’è vera uguaglianza se non nel riconoscimento delle diversità. Se non c’è meritocrazia c’è la medio-crazia, cioè il premio alla mediocrità ma questo non dà soddisfazione e non costruisce un mondo migliore. Con quella giornata che ho fortemente voluto abbiamo voluto dare un segnale di questa volontà di riconoscere il talento e il merito, e la risposta entusiastica e inaspettata nelle dimensioni e nella qualità, è stata la migliore dimostrazione che c’è bisogno di questo riconoscimento. È quello che abbiamo iniziato a fare e che, con impegno, continueremo a fare».

8) Il fondo Nasko: 4500 euro in 18 mesi per le donne che rinunciano ad abortire per ragioni meramente economiche: questo è la più recente proposta del sistema assistenziale lombardo. Pensa sia un passo importante nelle politiche per la difesa e la salvaguardia della Vita? Sarà dato ai Centri di Aiuto alla Vita maggiore importanza nei centri ospedalieri?

«Il fondo Nasko comincia a essere studiato non solo in Italia ma anche all’estero. Cito il caso della CNN e i post da tutto il mondo che ho ricevuto tramite i social network. Se non credessi in questo strumento, non l’avrei promosso: dobbiamo fare in modo che non ci sia più nessuna donna che abortisca per ragioni economiche. Per fare tutto ciò, nell’ottica della sussidiarietà, ci avvarremo della preziosa collaborazione dei CAV, che in 30 anni di attività hanno difeso e assicurato il diritto alla vita di 110mila bambini. È più che doveroso pertanto ascoltare e, laddove è possibile, accogliere le richieste che provengono dai volontari dei CAV che, non dimentichiamolo, non intervengono contro la volontà della donna, ma offrono un aiuto in termini di rapporto e calore umani a quante mostrano qualche dubbio rispetto alla decisione di interrompere la gravidanza. Regione Lombardia riconosce il contributo che questa esperienza porta alla costruzione del bene comune e per ciò aveva già stanziato 500.000 euro proprio a favore del CAV Mangiagalli di Milano, per far fronte alla grave situazione di difficoltà in cui si era venuto a trovare. Di più: abbiamo fatto nostri e fissato nello Statuto regionale quegli ideali per i quali i CAV offrono il proprio servizio, in particolare in un passaggio dell’articolo 2 che recita: la Regione “attua tutte le azioni positive a favore del diritto alla vita in ogni sua fase”».

9) Il futuro del PdL: come se lo augura? Pensa in futuro di svolgere ruoli nazionali di primo piano? Noi le auguriamo di diventare nel dopo Berlusconi il nuovo leader. Come sarebbe il suo PdL?

«Mi sono presentato alle elezioni di marzo per guidare la Lombardia. È quanto continuerò a fare contribuendo, da questo osservatorio privilegiato, al dibattito politico nazionale e allo sviluppo del Pdl: un partito che deve sempre più alimentarsi alle fonti del pensiero cristiano, liberale e riformista. Sempre più aperto ai contributi di persone nuove, soprattutto giovani».

10) Internet. In campagna elettorale ha scelto di farne un grande uso, definendolo il miglior sistema per entrare in contatto con chi dovrebbe essere il vero centro della vita politica. Cosa pensa del mondo della rete? Riuscirà ad avere sempre maggiore importanza anche da un punto di vista politico?

«Guardo ai numeri: la metà dei cittadini lombardi sono su Facebook, Google e Youtube spopolano. Questi strumenti sono uno stimolo per realizzare concretamente la politica 2.0 costruita dal basso. Io stesso ho elaborato il programma elettorale per la Lombardia del 2010-2015 a partire dai contributi che ho raccolto tramite il mio portale. Io stesso, quotidianamente, posto messaggi su Facebook e, in lingua inglese, su Twitter. Mi piace immaginare che, in un futuro prossimo, i comunicati stampa tradizionali siano affiancati, sempre di più, dai post su Facebook. La rete ha restituito verginità alla politica e, soprattutto, sta imponendo a tutti di ripensare il far sapere che, assieme al fare, è fondamento della politica stessa. Per questa ragione ho invitato le tante persone con cui dialogo su Facebook a un incontro pubblico al Meeting di Rimini allo stand di Regione Lombardia: l’appuntamento è fissato per mercoledì 25 agosto alle ore 12.15 presso lo stand D5».

11) Un’ultima domanda: quale messaggio vorrebbe trasmettere a noi giovani?

«Quando ero giovane guardavo con attenzione a chi aveva più anni. Oggi, guardo ai più giovani di me per avere, quotidianamente, spunti e stimoli. Cari amici di Facebook non fatemi mancare, quotidianamente, i vostri post. Vi aspetto sulla mia fanpage sempre più numerosi e, come ho già detto, mercoledì 25 agosto alle ore 12.15 al Meeting di Rimini. Passate parola, conto su di voi».











JAKOB PANZERI

3 commenti:

  1. La regione Lombardia è amministrata molto bene.
    Ha il bilancio sempre in ordine ed i servizi sono buoni.
    Inoltre, la Giunta del presidente Formigoni ha saputo creare delle sinergie molto positive tra l'amministrazione pubblica e l'economia proveniente dalle aziende private.
    L'amministrazione pubblica non vessa l'azienda privata ma nel contempo tutela il cittadino.
    Una cosa che auspico, è il pieno inserimento nella regione Lombardia della provincia di Mantova, la mia provincia.
    Questa provincia è male amministrata ed è rimasta indietro rispetto alle altre.
    Auspico che, con le elezioni provinciali che si terranno l'anno prossimo, venga fuori una nuova Giunta che avvicini la provincia di Mantova alla sua regione.
    Qualche volta, parlo di ciò sul mio blog http://italiaemondo.blogspot.com.
    Facendo i miei complimenti agli amministratori di questo blog, porgo i miei cordiali saluti.

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  3. Grazie per i complimenti.
    Ovviamente da Siciliana non posso far altro che auspicare che anche la mia regione, prima o poi, possa avere un presidente come Formigoni!
    Bellissima l'intervista, e ancora un ringraziamento speciale al presidente, che ci ha offerto una grossa opportunità, al di là di questa intervista.
    Stefania.

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